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dedicato al tema uno dei suoi report per gli investimenti di lungo termine, «le forze del mercato possono affiancarsi a quanto fatto da organizzazioni sovranazionali e non governative in modo efficace, per- mettendo un sostenuto aumento della pro- duttività dei terreni», come afferma Rudolf Leemann, analista di Ubs, con vantaggi sia per i consumatori (prezzi più bassi) sia per i produttori (margini più alti). Leemann riporta la cosiddetta ‘legge di Liebig’, in base alla quale la produttività di un terreno è condizionata dalla dispo- nibilità della risorsa più scarsa: può essere l’acqua, possono essere i minerali presenti nel sottosuolo, può essere la forza lavoro oppure - aggiungiamo ora - i vincoli lo- gistici all’accesso al mercato. In positivo questo significa che rimuovendo anche un solo collo di bottiglia si aumenta la produttività dei terreni esistenti. L’acqua? Ancora oggi solo un quinto dei terreni coltivabili è irrigato e le nuove tecniche di irrigazione permettono di usare la quantità appropriata di acqua per ogni pianta e ogni giornata evitando gli sprechi. I minerali? I fertilizzanti, dei quali oggi sappiamo fare un utilizzo più consapevole, possono rispondere alle esigenze delle col- tivazioni nei terreni più poveri di sali e di carbonio. La forza lavoro? I trattori e mac- chinari equivalenti nel mondo sono solo 40 milioni, molti terreni ne sono privi e questo limita la produzione. Chi conosce la realtà dei Paesi meno sviluppati sa che la difficoltà di immagaz- zinare e trasportare la produzione porta a sprechi colossali e impedisce ai produttori di accedere ai mercati disposti a pagare meglio la loro produzione. A proposito di Paesi poco sviluppati, non è da credere che le tecniche agrono- miche più elementari siano note e applicate ovunque. Diffondendo semplici cono- scenze sarebbe possibile alternare anche con due o tre raccolti annui. In molte aree si usano semi non ottimali per le condizioni del suolo o del clima, e anche qui c’è spazio di crescita per arrivare ai semi genetica- mente modificati. Pesticidi e altre tecniche di lotta agli in- setti e ai funghi, che riducono la produt- tività delle piante o mettono in pericolo interi raccolti, sono ancora oggi relativa- mente poco diffusi. In poche parole si tratta di aumentare i capitali e le conoscenze disponibili in ogni singolo territorio. Le grandi aziende agricole costruite da investitori arabi o asiatici in Africa mostrano come sia pos- sibile ottenere rendimenti altissimi in ter- ritori dove si praticava un’agricoltura di sussistenza. «Il fenomeno del ‘land grab- bing’ è stato discusso perché si teme che possa aver ulteriormente impoverito le popolazioni e i territori interessati», nota Rudolf Leemann, «tuttavia questa non è una conseguenza necessaria dell’applica- zione di tecniche di agricoltura intensiva in Paesi poveri. Tutto dipende da come questa viene messa in atto». Ubs ritiene che possano instaurarsi e si siano instaurati dei circoli virtuosi. Esporre i produttori al mercato (dando loro infor- mazioni sui prezzi, inducendoli a mettere in comune risorse per lo stoccaggio, il tra- sporto e la vendita della loro produzione) permette di aumentare i redditi degli agri- coltori, ponendo le basi per l’acquisto di input (trattori, sistemi di irrigazione, mac- chine, semi...) e così via. Un contadino in- serito in questo percorso apprenderà più volentieri e applicherà nuove tecniche agronomiche. Insomma, potremmo ve- dere un po’ in tutto il mondo quei percorsi di crescita che hanno caratterizzato l’a- gricoltura europea dal 1900 al 1950 prima che intervenisse la ‘statalizzazione’. In questi anni stiamo assistendo a un’e- spansione del credito e dell’attività ban- caria in generale nei Paesi in via di svilup- po. Non è impensabile che i flussi di in- vestimento oggi diretti verso l’industria e i servizi davanti a una complessiva satu- razione si dirottino anche in parte verso l’investimento e il credito all’agricoltura. Leemann non ritiene invece che l’an- damento dei prezzi internazionali delle materie prime svolga un ruolo chiave in questo processo. Sia perché i contadini sono esposti solo in parte a questi prezzi, sia perché in molte aree una quota impor- tante della produzione è consumata sul posto (dai contadini o nei mercati locali) e da ultimo perché il prezzo pagato al pro- duttore è solo una parte del costo totale della green commodity, che comprende prima lavorazione, stoccaggio e traspor- to. I miglioramenti percentuali più sensibili avverranno nei Paesi meno sviluppati, ma questo non significa che i Paesi sviluppati abbiano toccato il tetto della loro produt- tività. Nei Paesi che già adottano un’agri- coltura intensiva c’è spazio per applicare tecnologie avanzate in grado di ‘persona- lizzare’, non solo ettaro per ettaro, ma pianta per pianta, la quantità di acqua e di nutrienti necessaria per il suo ottimale svi- luppo in modo da ridurre gli sprechi. L’e- sempio nordamericano mostra l’utilità di applicare alla gestione delle attività agricole previsioni del tempo localizzate ed estese sul medio termine. «Noi pensiamo», conclude Leemann, «che le società che producono strumenti o soluzioni capaci di migliorare i rendi- menti dei terreni, per quanto possano ave- re un andamento ciclico sul breve temine, offriranno sul lungo termine un trend di crescita piuttosto affidabile». 00 _ osservatorio.qxp_Formazione 02.09.14 13:17 Pagina 85
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