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come dicono gli addetti ai lavori. Rajan guarda con attenzione ai ‘personal assi- stant’: robot- ‘badanti’ che possono aiutare la persona anziana «o soluzioni tecnolo- gicamente più semplici che possono aiu- tare la persona nella mobilità per esempio evitando i rischi vascolari legati all’allet- tamento». La terapia del paziente cronico riporta interesse verso la telemedicina.Il con- cetto non è nuovo: svolgere atti di cura attraverso una presenza virtuale dell’ope- ratore sanitario. Da qui nascono due filoni: il tele-monitoraggio dei parametri del paziente, una tecnologia ormai consolidata anche se, curiosamente, sta avendo il mag- giore successo presso popolazioni sane e sportive come i runners, e la video-tele- medicina. Questa consente a uno specia- lista di dialogare con il paziente o con la persona che lo ha in cura senza che nessuno dei due sia costretto a muoversi. Secondo Frost & Sullivan le soluzioni di video-tele- medicina dovrebbero aumentare la loro penetrazione grazie alla disponibilità di soluzioni pre-esistenti come smartphone, tablets e cloud. Il mercato della video- telemedicina che in Europa nel 2013 valeva 151 milioni di dollari potrebbe passare a 414 milioni nel 2020. Il punto di svolta è il riconoscimento del teleconsulto (video, telefonico o via mail) come atto di cura. Gli operatori, pur temendo abusi, sanno che la telemedicina permette di utilizzare al meglio il tempo di uno specialista o di rafforzare l’efficacia delle cure svolte sul territorio (ad esempio da parte di medici di base o degli infermieri dell’assistenza territoriale). La telemedicina può contri- buire a ridurre un costo poco noto ma rile- vante che è quello delle riammissioni ospe- daliere, reso più grave dalla riduzione dei tempi di degenza. A differenza di altre tec- nologie medicali, la telemedicina è inte- ressante sia nei Paesi avanzati, sia in quelli in via di sviluppo dove i centri di compe- tenza sono pochi e i territori molto vasti. Quella della video-telemedicina è comun- que una soluzione ‘ponte’. Ciò di cui si ha realmente bisogno è la interoperabilità. Rajan lo spiega chiaramente: «La sanità si sta rapidamente spostando da una con- cezione centrata sull’operatore a una cen- trata sul paziente». La prima filosofia met- te al centro la struttura e il singolo atto di cura e favorisce quindi la specializzazione e l’intensità. La seconda mette al centro la salute globale del paziente nel lungo arco di tempo della sua vita. Questa attra- versa specialità differenti (pensiamo a un paziente che ha diverse malattie croniche) e atti di cura diversi effettuati da attori dif- ferenti che devono essere coordinati in percorsi di cura. Tutto ciò richiede un approccio colla- borativo da parte di strutture diverse e indipendenti una dall’altra. Le esperienze fatte hanno manifestato la criticità di aspet- ti banali come la definizione e lo scambio dei dati (per esempio di cartelle cliniche). È il ‘sacro graal’ della interoperabilità, raggiunto in alcuni settori grazie a internet o agli standard aperti ma ancora lontano in un settore come la sanità dove sia la domanda sia l’offerta di tecnologie sono estremamente frammentate. Alberto Pattono FISCHER Asta d‘Armi & Militaria dal 11 al 12 settembre 2014 Esposizione dal 1 al 8 settembre 2014 Fischer | Haldenstrasse 19 | CH - 6006 Lucerna Tel. +41 (0)41 418 10 10 | info@fischerauktionen.ch www.fi scherauktionen.ch Elmetto da incastro, Milano, ca. 1460 00 _ tecno medical.qxp_Digital 02.09.14 12:15 Pagina 67
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