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TM Settembre 2014 · 51 economia/start up e innovazione/editoriale U na cosa è certa: la ‘Grande re- cessione’ passata, non è passata. Dopo cinque anni, stiamo an- cora assistendo ad una crescita globale anemica, a continue problematiche di de- bito pubblico, a un aumento della disoc- cupazione strutturale (nei casi in cui vi è una diminuzione questa va di pari passo con il costante peggioramento delle con- dizioni) e a un aumento dell’eterogeneità della ripartizione della ricchezza... anche in Svizzera. Potrei inabissarvi con grafici e previsioni macroeconomiche che dicono tutto e niente, e che forse sarebbero riviste nel- l’arco di pochi giorni. Ormai non possia- mo più nasconderci, il problema è strut- turale e la recente crisi ha segnato un pun- to di non ritorno con il quale dobbiamo tutti fare i conti. Mai come prima il futuro è ancora tutto da scrivere. Per la Svizzera, e soprattutto per il Ti- cino, la sfida è grande. Ormai nel nostro amato Cantone si sta esaurendo l’effetto della coda lunga del mercato finanziario che portava grossi introiti e conseguente benessere sia ai suoi addetti, sia a tutti gli appartenenti alla filiera. Inutile dire che questo periodo non tornerà più. Il mercato finanziario, e non solo, è cambiato e ri- chiede nuove idee, nuove strategie e so- prattutto una nuova cultura. Il mondo è cambiato a causa della glo- balizzazione e l’abbattimento delle fron- tiere. Oggi il mercato cui si può accedere è globale, ma anche la concorrenza è au- mentata di pari passo alle opportunità. Ad amplificare questo fenomeno si ag- giunge Internet, che ha ridotto ancor di più le barriere permettendo, per esempio, ad un imprenditore che opera in un altro continente di mettersi in contatto con un potenziale cliente in pochi click, oppure ad un datore di lavoro di trovare un nuovo dipendente che operi da un paese estero. È necessario, dunque, prendere in mano il nostro destino e crearci delle nuove op- portunità consapevoli, del fatto che il tra- gitto non sarà per niente facile e che nulla è più garantito, soprattutto il diritto al posto di lavoro. Ed è fondamentale che tutti facciano la propria parte, e che si ri- torni a fare impresa nell’economia reale per creare opportunità per il Cantone. La palla è nel campo di chi, da sempre, e per volontà o per fato, è destinato a crea- re nuove opportunità: gli imprenditori. La rivoluzione deve partire dal basso e non deve essere imposta dall’alto o stu- diata a tavolino da tecnici. Deve essere spontanea, sintesi di un impegno comune decentralizzato. In una delle sue ultime apparizioni in occasione del Forum dei 100 organizzato dall’editore L’Hebdo, Nicolas Hayek, uno dei più grandi imprenditori che la Svizzera abbia mai conosciuto (nel mio caso per- sonale motivo involontario nella scelta di fare impresa), fa riferimento alla necessità di creare un’‘Internazionale degli impren- ditori’ per uscire dalla crisi. Sicuramente non intesa nell’interpretazione legata al- l’idealismo socialista, questa proposta con- tiene in sé due punti cardine per il futuro della nostra nazione e il nostro Cantone: ‘imprenditoria’ e ‘internazionale’. Internazionale perché mai come ora la dimensione globale è essenziale per il suc- cesso di una regione. Identificare le pro- prie peculiarità (i ‘gioielli della corona’) valorizzarle e amplificarle a livello inter- nazionale nel segno del ‘think local & act global’ è vitale. In questo senso la nostra regione può vantare degli asset intrinsechi che potenzialmente potrebbero renderla molto competitiva. Solo per citarne alcuni: la posizione geografica privilegiata, le ot- time infrastrutture, gli istituti di educa- zione superiore, la bellezza naturale, la sicurezza sociale e un apparato burocratico funzionante. A questi si aggiunge la ca- pacità dei ticinesi di offrire la precisione teutonica, combinata con la creatività la- tina, la conoscenza di una o più lingue straniere e di aver un bagaglio importante grazie all’esperienza accumulata fuori Cantone o all’estero. L’imprenditore non è esclusivamente chi dirige un’azienda o ha del capitale in- vestito in un’azienda ma chiunque abbia lo spirito imprenditoriale, dimostrando la curiosità e la creatività di scoprire nuove opportunità e la tenacia di difendere le proprie idee anche contro le avversità. In poche parole, chiunque voglia cambiare lo status quo deve sentirsi un imprendi- tore, non importa se impiegato o dirigen- te. Chiunque può dare il proprio contri- buto al cambiamento. Proprio di cambiamento abbiamo bi- sogno. Per questo è necessario rinvigorire la cultura imprenditoriale alle nuove ge- nerazioni passando il messaggio che l’im- portante è creare lavoro per sé stessi e gli altri e non pensare che il lavoro sia dovuto. Le domande a cui rispondere sono in- numerevoli e il futuro è, in modo del tutto affascinante, aperto. Dobbiamo speri- mentare, sbagliare e riprovare. Termino con una perla del grande Yogi Berra, più famoso per le sue massime che per il suo talento nel baseball: “Se incon- trate un bivio imboccatelo”. In fondo non dobbiamo prenderci trop- po seriamente! Andrea Realini, Titolare della V3 SA di Bedano arealini@v3.vc L’imprenditorialità, la creatività, la spontaneità, l’innovazione e non da ultimo le indiscusse peculiarità - l’accoglienza latina com- binata alla precisione teutonica - del Canton Ticino e dei ticinesi, sono gli atout indispensabili per ritornare a fare impresa nell’e- conomia reale. Una rivoluzione dal basso 00 _ op_realini.qxp_Opinioni 02.09.14 11:50 Pagina 51