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che un mese fa, il 22 luglio 2014, al Senato americano, Il ‘Sottocomitato permanente sulle investigazioni per la sicurezza nazio- nale e gli affari governativi’ ha discusso dei rapporti dell’Internal Revenue Service (Irs - l’agenzia fiscale americana) al riguar- do di una presunta strategia fiscale che coinvolgeva dei fondi d’investimento ed alcuni istituti di credito per differire la tas- sazione di utili su guadagni commerciali da compravendita di titoli di breve termine in plusvalenze di capitale di lungo periodo. Uno di questi rapporti data addirittura del 2010 e faceva riferimento ad una pre- sunta operazione in cui un fondo d’inve- stimento di tipo hedge ed una banca sti- pulavano un contratto biennale di opzione di acquisto in base al quale la banca con- tribuiva al 90% all’acquisto di un paniere di titolo ed un fondo hedge al 10% come premio. Il general partner del fondo hedge fu designato come il manager degli investi- menti nel paniere ed in realtà eseguiva le istruzioni della banca. In pratica, senza addentrarci nei tecni- cismi contabili e fiscali dell’operazione, si trattava un ‘paniere titoli di proprietà’ della banca ma gestito formalmente dal fondo hedge e le relative plusvalenze sulla compravendita dei titoli non sarebbero state tassate subito in capo alla banca nel- l’anno fiscale in cui venivano realizzate ma soltanto alla scadenza del contratto biennale di opzione e soltanto sulla plu- svalenza di capitale realizzata per cassa al momento dell’esercizio. Comprendiamo subito che se le banche stesse cercano di utilizzare i fondi d’inve- stimento per delle strategie di pianifica- zione fiscale aggressiva e le imprese le se- guono, l’attenzione delle agenzie di tas- sazione dei Paesi coinvolti non possono che cercare di attaccare queste strutture per delegittimarle e soprattutto tassarle. Questi attacchi regolamentari e giudi- ziari possono certamente produrre una corsa ai riscatti da parte dei sottoscrittori che provocherebbe la crisi di liquidità tanto temuta dal Fsb che non ha nulla a che vedere però con la rischiosità del mer- cato. È soltanto l’abuso del mercato dei fondi d’investim ento per finalità fiscali e non già per il più nobile ed utile scopo di finanziare le imprese rendendole indipen- denti dal circuito bancario, che porterebbe alla crisi dello stesso ed alla sua restrizione con ulteriori danni evidenti per l’economia reale già tanto provata dalla recessione. Ancora una volta la causa non risiede nello strumento, il fondo d’investimento, ma nell’uso distorto che se ne fa per cercare di alleviare il carico fiscale che agisce da freno alla competitività stesse delle im- prese. Se non si ripensa in fretta il sistema di tassazione delle imprese e degli individui e di finanziamento della spesa pubblica nei paesi sviluppati, la crisi del sistema dei fondi d’investimenti sarà l’ennesimo di- sastro annunciato che si sarebbe potuto evitare solo con un po’ di buon senso. Spero veramente di sbagliarmi in questa previsione ma i segnali attuali di attacco fiscale globale all’industria dei fondi non sono certamente incoraggianti. Anche perché una crisi simile a distanza così rav- vicinata da quella del 2008 non possiamo veramente permettercela. W w w w . m o b i . c h Ne beneficiano i clienti con un’assicurazione veicoli MobiCar o un’assicurazione d’impresa e stabili MobiPro. Partecipazione ai risultati grazie alla Cooperativa. Anche quest’anno abbiamo una sorpre sa per i nostri clienti: ricevono 1 40 milioni. 00 _ op_cervino.qxp_Opinione 02.09.14 11:39 Pagina 19
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