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come operatori commerciali, legati in par- ticolare all’industria marittima. Le con- dizioni di tolleranza religiosa delle Leggi Livornine, oltre alle particolari franchigie commerciali della città, convinsero nume- rosi svizzeri a estendere o trasferire là le loro attività commerciali e finanziarie, fondando banche, società assicurative e di import-export, contribuendo così in modo determinante allo sviluppo economico della città. Fra i tanti ticinesi trasferitisi a Livorno, bisogna ricordare i Bezzola, fami- glia di pasticcieri, droghieri e commer- cianti all’ingrosso e al minuto di coloniali, i Leoni e i Maestretti di Verscio o i Monotti di Cavigliano, distillieri di alcol, come peraltro gli Zanda, titolari della omonima ditta. Oppure i Cavalli di Verscio e Intra- gna, che con Giovanni intrapresero l’at- tività di assicuratori marittimi. Alcuni discendenti di queste famiglie ancora oggi hanno mantenuto molti contatti con il Ticino così come molti ticinesi si recano periodicamente nella città labronica in pellegrinaggio al santuario di Montenero per riconoscenza verso la Madonna che ha dato protezione ai loro migranti. Tra i grigionesi si distinsero nell’Otto- cento i Corradini, attivi nel settore del- l’import-export, i Walser del Canton San Gallo, i Naef del Canton Appenzello o i Wassmuth di Sciaffusa, che dalle attività commerciali passarono al settore della navigazione mar ittima e a quello assicu- rativo. E gli Ott di Zurigo, che con i Tobler fondarono una importante ditta commer- ciale e bancaria. A proposito di banche, fu proprio lo svizzero Pietro Senn, cognato di Gian Pietro Viesseux, a fondare a Livor- no una delle prime banche elvetiche che finanziarono, tra l’altro, la ferrovia Leo- polda. L’elenco potrebbe continuare a lungo, ma i numerosi saggi del volume, che conta ben 370 pagine, danno conto dell’apporto svizzero alla crescita economica e finan- ziaria della città di Livorno. Né va sotto- valutato, anche per la città labronica, il contributo dato dai ticinesi alla decora- zione di chiese e palazzi della città con artisti del calibro dei Portugalli di Mugena, dei Corbellini di Lugano, i Ciceri di Ron- co o i Quadri di Lugano soprattutto per la loro presenza come stuccatori e capi- mastri nel prestigioso monumento livor- nese come il Santuario di Montenero. Anche a Livorno sarà presentato il volu- me nel mese di ottobre, nella prestigiosa sede del Comune e alla presenza del suo sindaco e degli amministratori ticinesi per rinnovare una collaborazione e un’amicizia che data da quasi cinquecento anni; una collaborazione e un’amicizia che la Sviz- zera e il Ticino in particolare hanno con- traccambiato accogliendo i numerosi rifu- giati italiani, soprattutto durante il Nove- cento, dal socialista Giuseppe Emanuele Modigliani a Edda Ciano, la cui vicenda è ben documentata nel volume. Giorgio Mollisi TM Settembre 2014 · 113 A sinistra, la raffigurazione della Madonna di Montenero nella chiesa parrocchiale di Ronco sopra Ascona. A destra, la campanella donata dai fac- chini ticinesi al paese di Tegna e oggi sita sulla facciata della Casa comunale. Sotto, l’altare in marmo della chiesa parrocchiale di Rasa donato dai migran- ti di Livorno. 00 _pisa livorno.qxp_Digital 02.09.14 15:49 Pagina 113